QPR Italia

Queens Park Rangers Italian supporters

Chi sono

Utente: WallyWest

email: qpritalia @ yahoo.it

SITO UFFICIALE

Il Forum

italianhoops - Queens Park Rangers Italian supporters

su FaceBook

traduttore

translator by google
(click on the flag)

Archivio

oggi
novembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
--- 2008 ---
--- 2007 ---

Feeds

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog
Directory of Sports Blogs
Add to Technorati Favorites

Vai a footballnews.it

Disclaimer


Creative Commons License

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. I contenuti di questo blog sono tutelati da una licenza
Creative Commons

Contatore

visitato *loading* volte



Locations of visitors to this page







link 'Italian Branch'




link vari

Sito non ufficiale di JULIO CRUZ Generazione di Talenti BLOG Generazione di Talenti FORUM

venerdì, 09 ottobre 2009

Visita a Loftus Road in occasione di QPR-Blackpool

Sono stato a Londra in occasione del match d'esordio stagionale tra Qpr e Blackpool dal 7 al 10 agosto.
Come già sapete sono già stato parecchie volte nella capitale inglese, ma sempre per vedere giocare l'Arsenal all'Emirates Stadium. Proprio durante la mia ultima trasferta londinese però, a marzo 2009, ho visitato, anche se solo esternamente, Loftus Road e ne sono rimasto impressionato. Già da tanti anni ho una certa simpatia per gli Hoops e li seguo guardando ogni settimana i suoi risultati e guardando le immagini del gol attraverso il sito internet ufficilale ed attraverso le immagini proposte da Sport Italia.
Mi hanno sempre attirato il nome e la maglia di questo club, ma dopo essere stato a Loftus Road la mia passione e la mia curiosità verso questa squadra sono aumentati così tanto da iscrivermi a questo forum e da andare a Londra proprio per vedere giocare i Rangers.
Il primo giorno, venerdì 7 agosto, appena arrivato al B&B che avevo prenotato in Russel Square insieme a mio cugino Fabio, siamo dovuti volare a Loftus Road per ritirare i tickets comprati on line dal sito del club. L'aereo ha fatto un ritardo di più di 1 ora e così i miei programmi per la giornata sono stati un pò modificati. Prendiamo la tube a Russel, cambiamo a Holborn x prendere la linea rossa che ci porta a White City alle 16.15 circa. Il box office chiude alle 17, quindi ci andiamo di fretta senza prestare attenzione a quella bella zona di Londra. Al box office ritiro i tickets, poi mi accorgo che è tardi, ma voglio assolutamente andare allo shop per avere la nuova maglia ufficiale da indossare il giorno dopo per il match.
Dobbiamo fare di fretta perchè il negozio sta x chiudere. Così provo velocemente la maglia e mi faccio mettere il numero 7 con il nome di Routledge e mi scuso con i commessi che devono restare oltre l'orario a causa mia... quando però gli dico che sono appena arrivato dall'Italia si sorprendono e mi dicono che non ci sono problemi. Faccio appena in tempo a comprare un dvd "The big match" nel quale vengono proposte le immagini di quel programma che andava in onda negli anni 70 riguardanti il Qpr, e una maglia del 1976. Purtroppo non faccio in tempo a prendere la maglia che avevo promesso a Wally anche xchè mi ero scritto la taglia che voleva, ma dalla fretta non ho trovato il biglietto!!! Scusa!!!!
Ce ne andiamo soddisfatti, ma molto affamati dato che non abbiamo mangiato tutto il giorno, così verso le 18.45 siamo già a Russel Square davanti ad una bella pizza!!
La sera siamo stanchi e ci limitiamo ad un breve giro a Piccadilly Circus dove compro una raccolta di 3 DVD molto interessante riguardante la trasmissione "The match of the day" degli anni 60-70-80.
La mattina dopo andiamo all'Emirates Stadium e facciamo il tour guidato dello stadio.
 
Poi di corsa si torna al B&B, mi devo cambiare, voglio indossare la maglia del QPR acquistata il giorno prima. Ora sono pronto, si va a mangiare qualcosa, poi verso le 13 prendiamo la tube. Sono molto emozionato ed incuriosito, non vedo l'ora di respirare l'atmosfera che si vive nel pre match a Loftus Road. In metropolitana, a differenza di quanto accade quando vado a vedere l'Arsenal, non vedo molti tifosi con la maglia bianco blu. Gli unici che noto sono un bambino che ha la maglia di Alberti, con un paio di adulti.
Arriviamo a White City, usciamo dalla metro e ci dirigiamo verso lo stadio. Casualmente per strada mi accorgo di avere vicini proprio le persone che avevo notato in metropolitana e li sento parlare in italiano! Mi avvicino e dico loro "Credevo di essere l'unico italiano che veniva a Londra x vedere il Qpr!". Mi dicono di essere di Trento e di essere tifosi del club, io raccomando loro di visitare il sito qpritalia curato dal nostro grande Francesco!!

Saluto il gruppetto di italiani ed arriviamo al mitico "The Springbok" il pub dei tifosi degli Hoops. Ovviamente è stracolmo, ma sono contentissimo di vivere il pre partita in compagnia di una birra e soprattutto dei tifosi. C'è una bellissima atmosfera e aria di divertimento e passione verso i colori bianco blu. Non sono solitamente un tipo di persona che si lancia a fare conoscenze, ma sono talmente contento che riesco a scambiare qualche parola con alcuni tifosi e a fare una foto a 4 ragazze molto... folkloristiche!!
E' bellissimo, a differenza dell'Arsenal, qui è tutto più piccolo, ma proprio x questo più intimo e familiare. Ci sono molte meno persone e c'è un solo pub, ma ame piace così perchè c'è meno confusione e dispersione, riesco a vivere meglio il clima del match. Il fatto che ci sia un solo pub è molto bello perchè sai che se hai voglia di farti una birra in compagnia quello è sicuramente il posto giusto!!
 
image
   
image
 
image
 
Sono le 14.15 circa e decidiamo di avviarci verso l'entrata, noi siamo all'Ellerslie Road Stand, mentre ci andiamo compriamo il programma della partita, un culto in Inghilterra, guai non averlo, e camminiamo in mezzo ad una bellissima folla bianco blu. Si vedono le maglie di diverse stagioni, ognuno indossa la sua preferita, ma quella nuova è ovviamente la più gettonata.
 
 image
 
Quando entriamo allo stadio rimango assolutamente entusiasta!!! Lo stadio è magnifico, è proprio il tipico stadio inglese vecchia maniera, e noi siamo in terza fila, quasi in campo, senza barriere!!! Stupendo! Sono talmente affascinato che faccio tantissime foto (cosa di cui mi pentirò perchè nel mezzo del match le pile sono scariche e non posso più fare foto...). Quando arrivano i giocatori x il riscaldamento sono davvero contento di poterli vedere da così vicino!! All'Emirates non sono mai stato in una posizione così bella!!
 
image
 
Lo stadio comincia a riempirsi e verso le 14.45 vengono presentati 5 leggende del club chiamati a festeggiare i 50 anni consecutivi in cui il qpr ha indossato la maglia a strisce orizzontali bianco e blu. Era già stata odottata anche prima, ma intervallata da una maglia bianca con bordi blu, mentre dal 1959 ad oggi la prima maglia è sempre stata, seppur cambiando in alcuni piccoli particolari, quella a strisce orizzontali.
Le leggende sono il grandissimo Stan Bowles, oltre a Feredey, Bircham, Lazarus e Wicks.
   
image
   
Festa grande e tanti applausi, poi quando le squadre entrano in campo vengono fatti esplodere dei fuochi d'artificio!
  
Bellisima l'atmosfera, i tifosi inneggiano, ma poi arriva il momento della commozione in occasione del minuto di applausi in ricordo del grande Sir Bobby Robson.
   
image
  
Mi unisco all'applauso e poi comincio a fare foto su foto. La formazione del qpr vede in campo Helguson al centro dell'attacco con Balanta e Routledge sulle fasce. Fuori l'italiano Pellicori e l'infortunato Faurlin, in panchina Buzsaky e Vine.
La partita inizia bene con gli Hoops che giocano bene ed attaccano, creano occasioni, la più clamorosa è una traversa di Helguson a porta quasi vuota!!! Purtroppo però è il Blackpool a passare in vantaggio con Burgess. Si va al riposo un pò delusi.

Di fianco a me c'è una simpaticissima vecchietta e parlando con lei le dico di essere italiano , ma di amare l'Inghilterra, Londra, il calcio inglese e il Qpr. Quando le dico che abito vicino a Milano, lei mi chiede se sono tifoso dell'Inter o del Milan ed io orgogliosamente rispondo "QPR!!!".
Rimane molto sorpresa del fatto che un italiano sia lì a Loftus Road!!

Nel secondo tempo purtroppo si fa male capitan Rowland, ma entrano giocatori d'attacco come Vine, Agyemang e Buzsaky. La squadra continua a cercare il gol ed ha delle buone occasioni soprattutto con Vine. A 10 minuti dalla fine lo speaker annuncia come man of the match Peter Ramage. Qualcuno rumoreggia visto il risultato, ma pochi minuti dopo è proprio il terzino a segnare il gol del pareggio !!! Incredibile!! Onestamente il gol è un pò fortunoso visto che più che un tiro sembrava un cross dalla fascia destra. La palla ha preso una strana traiettoria che ha ingannato il portiere. Si esulta ed ora il pubblico spinge la squadra a cercare la vittoria, ma niente da fare. Finisce 1-1, forse si sperava in una vittoria, ma credo si possa essere soddisfatti del gioco espresso, visto anche che siamo ad inizio stagione e c'è un nuovo manager.
 
image
 
image
   
Per me è stata un'esperienza fantastica, ho potuto finalmente vivere di persona una partita di Championship ed in particolare del Qpr in uno stadio d'altri tempi. Sono contentissimo anche perchè è stato molto diverso da tutte le volte che sono andato a vedre l'Arsenal e non vedo l'ora di tornarci.
E' bello vedere tanto entusiasmo intorno ad una squadra di serie "inferiore", tanta passione, tifosi fantastici, stadio bellissimo, ma sopratutto vedere la gente furo dallo stadio, i tifosi del Blackpool che si mischiano a quelli dei Rangers senza nessun tipo di problema, la gente che affolla lo store. Un grande entusiasmo che contagia, tanta passione, tanto amore verso il caclio e verso il proprio club. E' questo il calcio che amo ed è questo che mi piacerebbe poter vivere ogni sabato pomeriggio!!
Purtroppo questo non è possibile, ma con il cuore io sarò sempre a Londra, lo ammetto, un pò diviso tra Ashburton Grove (non posso dimenticare l'Arsenal, squadra che mi ha fatto emozionare in tanti anni) e South Africa Road (il qpr, una nuova irrefrenabile passione).
Non mi importa che il Qpr non giochi in Premier, che abbia vinto nella sua storia solo 1 Coppa di Lega, che non abbia grandi campioni e che anche quest'anno lotterà per una difficle promozione. A me per amare una squadra non servono i trofei, la ricchezza, la fama, ma la passione e l'amore.
 
da STONEFAITH, originariamente pubblicato sul nostro forum
ItalianHoops
 

postato da: WallyWest alle ore 10:54 | link | commenti
categorie: articoli
venerdì, 11 settembre 2009

Preview 6a giornata di Championship

Dopo la sosta per le Nazionali torna la Championship e torna con un grande big match di alta classifica come quello del Cardiff City Stadium: si affrontano la squadra più spumeggiante in questo inizio di stagione come il Cardiff City contro la squadra che invece comanda in solitudine la classifica come il Newcastle e per entrambe è un test parecchio importante. I Bluebirds sono apparsi a tratti irresistibili soprattutto in casa, dove fin qui hanno sempre vinto e segnato almeno tre gol (considerando anche i due match giocati in Carling Cup) ma sono reduci dalla brutta prestazione espressa contro il Doncaster che ha impedito alla squadra di Dave Jones di arrivare a pari punti con il Newcastle. I Magpies invece devono affrontare già parecchi problemi di infortuni e devono farlo con una rosa non ampissima, ma fin qui Chris Hughton è riuscito a tirare fuori davvero il massimo dai propri uomini e a tenere concentrata la rosa nonostante le pessime politiche societarie: il primo posto lo sta a testimoniare, ma questo match può essere particolarmente duro per il Newcastle.

E' reduce dalla prima sconfitta anche il Middlesbrough, che contro il Bristol City sabato scorso ha anche incassato i primi due gol di questo campionato: il Boro deve affrontare anche una leggera emergenza difensiva dopo la cessione di Robert Huth allo Stoke City ma affronta una squadra in grandissima difficoltà come l'Ipswich, capace di portare a casa appena due punti dalle prime cinque giornate e già costretto ad affrontare una situazione parecchio tesa. Vanno decisamente meglio le cose in casa Bristol City, che sembra poter riassaporare quei sogni assaggiati due stagioni fa e di viaggiare nella zona alta di classifica: i Robins affrontano il Coventry, sgonfiatosi totalmente dopo un buon avvio e reduce da due ko consecutivi.

Il West Bromwich Albion vuole difendere il secondo posto (e possibilmente attaccare il primo del Newcastle) cercando i tre punti contro il Plymouth, che al momento occupa una mediocre 22esima posizione e che sembra destinato a lottare fino all'ultimo per la salvezza. Le due squadre di Sheffield si preparano al derby di venerdì prossimo giocando contro le due squadre dell'East Midlands, reduci dall'essersi sfidati proprio nella scorsa giornata: lo Sheffield United se la deve vedere in casa del Derby County, che a Pride Park esprime un calcio decisamente migliore rispetto a quello espresso fin qui in trasferta, mentre lo Sheffield Wednesday ospiterà un Nottingham Forest che spera di essersi definitivamente sbloccato dopo aver vinto il derby contro il Derby County di due settimane fa.

Delicatissimo già il match del Vicarage Road, tra due squadre che sembrano destinate a soffrire particolarmente nelle zone basse di classifica: il Watford ha perso quasi tutti i pezzi migliori nel mercato e sta anche sprecando qualche risultato raggiungibile in un inizio di stagione che non ha regalato un calendario impossibile. Le Hornets devono allora vincere contro un Barnsley che ha esonerato il manager Davey e che ha ingaggiato il giovane Mark Robins, manager 39enne che ha lasciato il Rotherham dopo due anni e mezzo e che sembra avere buone qualità. Delicato anche il match per il QPR, che prova ad avvicinarsi alle zone alte di classifica ospitando il Peterborough, che ancora non ha trovato l'incisività necessaria per far bene anche in Championship.

A cura di Silvio di Fede per I miei articoli sul calcio inglese


postato da: WallyWest alle ore 11:38 | link | commenti
categorie: articoli
venerdì, 08 maggio 2009

[La voce del tifoso] Bilancio di una stagione

FINALMENTE la stagione 2008/09 è finita!

Perché FINALMENTE? Perché penso che nessun tifoso degli HOOPS sia realmente contento di come siano andate a finire le cose.

Indubbiamente – come sottolineato anche da Briatore – come punti e classifica questo è stato uno dei migliori campionati degli ultimi anni – ma la sensazione diffusa è che con un po’ più saggezza i nostri traguardi – a parità di investimenti – potevano essere decisamente più alti. Insomma i playoff erano alla portata di mano.

   
Comunque non concordo sul fatto che questa sia stata una buona stagione.
Nessuno si aspettava la promozione in Premier
, sapevamo che questo era un anno di transizione, DI CRESCITA, ma proprio per questo ci sono tanti malumori – di basi quest’anno ne sono state messe veramente poche, e la sensazione è quella di essere dopo un anno esattamente nello stesso punto dell’anno scorso.

 

In ogni caso DUE ALLENATORI LICENZIATI, cinque giocatori acquistati e/o in prestito arrivati solo a gennaio non sono il sintomo di una stagione positiva. E’ stata una stagione sotto tono, abbiamo ottenuto di più degli anni scorsi, ma abbiamo fatto di meno di quello che potevamo fare.

  
I problemi secondo me sono qui….Il tecnico non ha avuto gli uomini necessari per il suo tipo di gioco.
In difesa ha dato il meglio (avevamo la migliore difesa del campionato!), ma in fase offensiva, soprattutto nella costruzione del gioco è andato in crisi… e secondo me perché non aveva gli uomini adatti.
Ho qualche dubbio che giocatori di talento come Parejo e Ledesma siano stati di suo gradimento… forse troppo lontani dalla sua idea di gioco… e magari si è trovato anche costretto a metterli in campo. La scelta di non avere un altro attraccante di qualità in rosa è stata di Iain o della dirigenza? L’attaccante serviva, lo dimostrano i fatti!

Ho la sensazione che l’acquisto/prestiti dei giocatori sia gestito più dalla società che dal tecnico e questo ha messo – ad esempio – Iain Dowie (foto) ad inizio campionato nelle condizioni peggiori per allenare.

Io non sono mai stato un estimatore del tecnico inglese, ma non è stato aiutato.

 

Si potevano trovare soluzioni a gennaio, rimediare con gli acquisti giusti nel mercato di riparazione, ma la società a scelto un'altra direzione il licenziamento del tecnico e continuare sulla propria strada. E la stagione secondo me è finita proprio li!


Credo infine che questa “strada”, in cui la società è protagonista anche nelle scelte sportive, sia il principale motivo per cui facciamo così fatica a trovare un allenatore di qualità. Nessun tecnico desidera lavorare in una situazione in cui non può esprimersi al 100%, anche se la panchina è ambita, e penso oltretutto che questo sia il principale e unico motivo per cui Gigi De Canio un anno fa ha preferito tornarsene in Italia.

 

Spero di sbagliarmi, o se proprio, spero che la dirigenza cambi direzione e sia in grado di trasmettere garanzie sufficienti al futuro nuovo allenatore, o almeno la saggezza di confermare Ainsworth piuttosto che ripiegare sul solito outsider.

 

QPR FAN, Trento

 
   


Questa è l'opinione dell'amico QPRfanTrento sulla stagione 2008/09 dei Rangers. Siete liberi di commentarla così come siete liberi di scrivere anche voi un articolo per il sito.

Siete i benvenuti!

Basta mandare tutto a qpritalia[at]yahoo.it

:)

 

postato da: WallyWest alle ore 22:05 | link | commenti (8)
categorie: articoli
giovedì, 09 aprile 2009

A Loftus Road per tifare Italia

Ricevo, e volentieri pubblico, il resoconto della trasferta londinese dell'amico Mark "The Snake" Lije Baley, andato a Londra in occasione della partita tra la nazionale dei 3 Leoni e quella italiana il 31 marzo.
Un racconto molto simpatico ed esaustivo sul modo di vivere il football in UK.
 
Ovviamente sono a disposizione di chiunque voglia far conoscere a tutti le proprie idee sui QPR o voglia raccontare un'esperienza legata ai nostri mitici Hoops!
 
Grazie Mark!
;)
 

 
L'opportunità di un viaggio in Inghilterra è giunta in modo del tutto inaspettato, e allora, una volta terminati i preparativi in quattro e quattr'otto (tipo trovare volo, ottimo, e albergo (classe topaia) con i miei amici, abbiamo pensato di vederci una bella partita di calcio inglese.
 
Peccato che il weekend prescelto fosse quello dedicato alla sosta per le nazionali, comunque per non saper ne' leggere ne' scrivere ho dato un'occhiata al sito ufficiale dei Rangers sperando che almeno la Championship giocasse, e proprio li' ho visto che era in programma la partita della nostra Under 20 contro i pari età indigeni, per l'esosa quota di ingresso di 5 sterline (3 in prevendita).
 
Che la giornata non fosse cominciata bene ce ne siamo accorti subito (un mio amico è rimasto incastrato nel tornello della metro, e oltre al danno morale ha avuto anche la beffa di avere una penalità di 4 sterline sulla sua carta Oyster), pero' dopo varie altre vicissitudini su cui stendo un velo, finalmente ci troviamo all'uscita della metro di
Shepard Bush Market.
 
Il primo pensiero e' stato per Briatore, apre il Billionaire sullo Strand (o, almeno, mi sembra di aver visto il suo faccione che ne presentava la prossima apertura), e prende un club il cui stadio e' in una zona di estrema periferia tipo Bronx?
Vabbè, mano sul portafoglio, passiamo palazzi fatiscenti, lavanderie a gettone nelle quali la roba esce sicuramente piu' sporca di prima, un supermarket polacco, e ci infiliamo in una via laterale alla ricerca di Loftus Road.
Le case sono belle, tipo quelle di Portobello Road, ma un po' sgarrupate, la manutenzione in zona diciamo che non e' l'interesse principale.
Mi chiederete quale sia il nesso col calcio, con la nazionale, col QPR, beh, il nesso c'è e si vede chiaramente nella prima foto :)
 
 
 
Comunque decidiamo di seguire dei bambini con la bandierina della nazionale e
troviamo l'ingresso.
Ci avviciniamo quando uno della security, grande, grosso, e nero, ci chiede i biglietti (che, ovviamente non abbiamo).
Quando gli spieghiamo che dobbiamo ancora farli ci chiede se siamo italiani (non so se per l'accento o per il fatto che ovviamente avevamo sbagliato porta, e gentilmente ci indica la strada per la biglietteria di South Africa Road).
Tra l'altro non dico che e' stato gentile in modo sarcastico, anzi, e' stato cordiale e simpatico, pero' la strada me l'ha ripetuta almeno cinque volte, si ho capito, saro' italiano ma non sono rimbambito completamente... :D
 
Alla fine riusciamo a trovare la biglietteria, paghiamo, entriamo (dopo aver litigato con un tornello che sarà stato oliato l'ultima volta nel '73), la security ci guarda nelle borse (e per fortuna che la borsa del chelsea presa a stanford bridge l'ho lasciata in albergo, altrimenti sai che figura) e ci accomodiamo ai nostri posti, in terza fila.
 
Non ero mai stato in uno stadio inglese prima d'ora (a parte allo stanford bridge, ma non c'erano partite in programma) e già il fatto di essere a due metri dal campo è un colpo al cuore, come anche la mancanza di barriere, di ultrà, di striscioni.
 
Ci sediamo ai nostri posti e vediamo dappertutto bambini con la maglia della nazionale originale (doppia incredulità, primo perchè da noi vince il tarocco, secondo per la temperatura: noi siamo bardati che sembriamo l'equipaggio di una baleniera del circolo polare artico, e col cavolo che tiro fuori la mia felpa dell'italia da sotto il giubbotto).
 
I ragazzi inglesi fanno riscaldamento a pochi metri da me, mentre i nostri sono
nell'altra metà campo, e piano piano lo stadio si riempie (di fianco a me siedono dei ragazzi che sono parenti/amici di un giocatore inglese, e sembrano i figli di Jim
Carrey in Io, me e Irene quindi il posto pro capite nella fila si riduce drasticamente), finchè non tornano tutti negli spogliatoi per l'appello.
 
 
 
 
E' il momento degli inni.
 
Entrano bambini che tengono entrambe le bandiere, entrano i giocatori, la terna
arbitrale, e finalmente parte il nostro inno.
Alle prime note tutto lo stadio si alza in religioso silenzio, e noi tre temerari decidiamo di cantarlo, nonostante la grande inferiorità numerica (altri tifosi italiani non ne vedo, a parte una bandiera che fa una fugace comparsata dietro la nostra panchina, sarà qualche parente dei ragazzi).
Premettendo che era suonato in una tonalità troppo alta, la sorpresa e' stata che nessuno ha aperto bocca per tutta la durata, e non si e' sentito un fischio (neanche
per la nostra disastrosa prestazione canora, che ha attirato l'attenzione di diversi dei nostri giocatori, che presumo si saranno sicuramente vergognati).
Quando parte il loro inno, pelle d'oca, è come sentirlo in Dolby Surround TRUEHD 7.1, non mi sentivo così da quando mio padre nei primi anni '80 mi aveva portato a vedere un derby in curva Maratona (ma allora eravamo ben mimetizzati e soprattutto muti come pesci).
  
 
 
  
E' meraviglioso sentire come non ci fosse un coro contro, che so, un ITALY VAFF****LO, un bel DEVI MORIRE, niente del genere. Gli unici insulti erano rivolti da uno dei miei amici verso i nostri giocatori (che, in effetti, hanno sfoderato una prestazione orrenda).
Tra un colpo di tacco di Okaka e Marilungo, i dribbling su se stesso di Mustacchio, 
il non gioco del centrocampo, una difesa che faceva lanci lunghi in continuazione e
ballava come Adriano in una delle sue feste a base di samba, partiva qualche urlo di
critica non proprio costruttiva (a parte uno che condivido, rivolto al nostro commissario
tecnico: ROCCA, DEVI ANDARE A VENDERE IL PESCE, QUELLO LO SAI FARE!!!).
 
 
  
 
La partita prosegue senza clamore, un paio di nostre occasioni, tre o quattro svarioni
incredibili di portiere e difensori, un gol annullato per fuorigioco, e la partita finisce 2-0 per gli avversari, che si fermano a regalare magliette e firmare i programmi, mentre
i nostri corrono verso lo spogliatoio, INSPIEGABILMENTE senza fermarsi a salutare la sparuta spedizione italiana.
 
Prendiamo armi e bagagli e seguiamo la festosa folla inglese fino alla stazione di White City, prendiamo la metro e ce ne torniamo a casa (chiamarla casa forse e' troppo, vabbe') trovando sui vagoni reduci da partite di calcetto e tennis ancora in tenuta agonistica... farsi una doccia prima di tornare a casa no, eh?
Vabbè, questo mistero dello sport d'oltremanica cercherò di risolverlo la prossima volta ;)
 
 
postato da: WallyWest alle ore 12:31 | link | commenti (6)
categorie: articoli
sabato, 08 novembre 2008

[La voce del tifoso] Fiducia in Ainsworth… e in Briatore!

Quando Flavio Briatore ha licenziato Iain Dowie ho tirato un sospiro di sollievo, non tanto perché finalmente ci eravamo liberati di un allenatore incompetente, quanto perché il nostro proprietario si è preoccupuato finalmente anche dalla parte sportiva del club (dove a giudicare dalla campagna acquisti e dalla scelta di Dowie qualche persona incompetente di troppo ci lavora...). Quest’attenzione mi ha rassenerato, perché nonostante qualche dubbio nelle settimane passate (troppo businnes e poca attenzione al campo), mi sono reso conto che esiste realmente la volontà dei nostri proprietari di trasformare i QPR in una squadra di vertice nel panorama calcistico inglese.

Dopo il licenziamento di Dowie, stampa e tifosi si aspettavano un nome altisonante, un sostituto affermato, invece Briatore ha deciso per il moment o di affidare la panchina a Gareth Ainsworth.

Non sono rimasto particolarmente stupido di questa decisione, inanzitutto perché Briatore ha sempre ammesso di voler tenere una linea gestionale equilibrata (niente spese folli alla Moratti per capirsi), e dunque scartavo a priori allenatori dal portafoglio pesante (Mancini ad esempio), e poi perché Briatore ha avuto modo di conoscer Gareth ed avere sensazioni positive rispetto alle sue potenzialità come uomo spogliatoio ed allenatore.
La professionalità di Gareth è indiscutibile, è oltretutto ormai uno di noi, una nostra bandiera, un vero hoops e secondo me è sufficientemente onesto, professionale, da tirarsi indietro se non si sentisse all’altezza del ruolo per il bene prima di tutto del suo (nostro) club. In fondo il posto di vice non glielo toglieva nessuno, se se l’è sentita vuol dire che ha delle carte da giocare.

Il compito che lo attende è comunque duro, dovrà rivedere tutto il nostro gioco, ma infondo in queste prime partite (sconfitta con l’Ipswich a parte, che considero anche un po fisiologica) ha iniziato con il piede giusto: ha cominciato a definire un gruppo di titolari, ha giocato con due punte di ruolo, indovinando sempre cambi e formazioni e ridato un po di gioco alla squadra.

Insomma, Gareth merita tutta la nostra fiducia...
e poi... mi dite quale altro club può vantare di avere un rockettaro come allenatore? Quale altro allenatore ha la maglietta dei Sex Pistols sotto la divisa?
(
ascoltatelo in myspace, come leader dei Dog Chewed the Handle...!).

In bocca al lupo Gareth!
 
 
Di QPR Fan Trento
postato da: WallyWest alle ore 08:13 | link | commenti (1)
categorie: articoli
venerdì, 07 novembre 2008

[La voce del tifoso] Un bilancio sull’inizio della nostra stagione

In questa prima parte di campionato il nostro vero problema è stato a centrocampo. La squadra ha faticato a costruire gioco ed il risultato è che le nostre punte raramente sono riuscite a fare gol (solo 4 nelle ultime 9 partite! - uno dei peggiori attacchi del campionato!).

I limiti in fase offensiva sono nati secondo me quest’estate con la campagna acquisti e con la scelta dell’allenatore (altrimenti non mi spiego perché l’anno scorso, con gli stessi uomini, facevamo più gol).
Sono arrivati cinque centrocampisti, e questi inevitabilmente hanno obbligato l’allenatore a rivedere il nostro gioco di centrocampo.
In quattro mesi (e non sono pochi) Dowie non è però riuscito a ridare una forma al nostro gioco.

Chissà, forse se invece che tanti centrocampisti avessimo acquistato semplicemente una punta (mantenendo inalterato il nostro centrocampo), Dowie avrebbe avuto un lavoro più "alla sua portata" ed i risultati sarebbero arrivati.

Di certo la campagna acquisiti doveva essere fatta in funzione dell'allenatore o bisognava prendere un allenatore in funzione della campagna acquisti. Chi si è occupato dell'organizzazione sportiva della squadra qualche errore l’ha fatto.

Peccato, perchè l'innesto di CERNY ha trasformato la nostra difesa (punto debole della scorsa stagione) in una delle migliori del campionato, e forse, se fossimo riusciti a tenere una quadratura a centrocampo - con un altro allenatore, un'altra campagna acquisti - a prescindere dall'arrivo o meno di un centroavanti - adesso avremmo diversi punti classifica in più.

Ma niente panico… se riusciamo a metterci a posto a centrocampo, che arrivi o non arrivi una punta (e a gennaio arriverà…), possiamo cominciare a considerarci seriamente tra le quattro squadre più forti della Championship e giocarci la promozione in Premier.
E se poi la promozione non arriverà pazienza, almeno ci saremmo inseriti nei vertici della Championship pronti per il salto di categoria nella prossima stagione.
In fondo i piani societari parlavano di promozione in 2, 3 anni.

Di QPR Fan Trento

postato da: WallyWest alle ore 16:45 | link | commenti (12)
categorie: articoli
mercoledì, 05 novembre 2008

QPR-Birmingham vista da un italiano...

Nella mia 3 giorni londinese non era in programma una partita di Championship. Verso le 18.40 di martedì però ero già in albergo con i miei genitori (abbastanza cotti dalla levataccia mattutina dato che avevamo il volo da Bergamo alle 6.40 e questo ha significato la sveglia alle 2.30 di notte...) e quindi ho pensato che non potevo lasciar perdere la possibilità di vedere una partita. La meta più veloce da raggiungere era Loftus Road, ovvero QPR V Birmingham City. Giunto a White City verso le 19.15 mi sono fatto di corsa il tragitto fino allo stadio sperando di trovare ancora il ticket office aperto. Fortunamente lo era e dopo pochi minuti ero al mio posto nella South Africa Road Stand. Ero stato a Loftus Road anche in marzo e non è che sia cambiato molto nello stadio (fortunatamente) con l'avvento di Briatore a parte l'aggiunta del maxischermo. L'inizio della partita è stato tutto a favore del Birmingham City che ha sciupato due grandi occasioni da gol e sembrava avere la partita in mano. A fine primo tempo c'è stata anche l'espulsione di Leigertwood e tutto lasciava pensare ad un secondo tempo tutto a favore del Birmingham City. Ad inizio ripresa è invece uscito tutto il carattere degli Hoops che si sono portati in vantaggio grazie ad un gol di Di Carmine su assist di Damiano Tommasi ed hanno tenuto il risultato fino alla fine (sarà stato a causa dell'inusuale riscaldamento dei brummies nell'intervallo che non sono riusciti a raggiungere almeno il pareggio?!?). E' stata un'autentica battaglia, giocata a ritmi elevatissimi su un campo che ha tenuto benissimo la pioggia cominciata a cadere al 10' del primo tempo e che si è trasformata in neve a mezzora dalla fine (era da 70 anni che non nevicava a Londra in ottobre). Vedere per credere....
 
        


(consiglio di guardarlo in "high quality")

Un match non certo dagli altissimi contenuti tecnici ma che più inglese non si poteva, favorito anche dalle condizioni atmosferiche e che mi ha conciliato con il calcio come lo intendo io.
 

 
Articolo inviato da Gooner_Rob di ItalianGooners, un club italiano di supporters dell'Arsenal, che ringrazio e saluto. Nella speranza di potrercipresto incontrare in Premier! :)
 
 
postato da: WallyWest alle ore 20:34 | link | commenti (1)
categorie: articoli
lunedì, 06 ottobre 2008

[La voce del tifoso] Non diamo tutte le colpe a Dowie!

Un punto in quattro giornate ma....

Non diamo tutte le colpe a Dowie!
Tutto sommato ce la sta mettendo tutta, e che non fosse un allenatore di prima fascia lo sapevamo anche a giugno.

I nostri problemi attuali stanno anche altrove....
 
La campagna acquisti di quest’anno è stata tutto sommato mediocre, decisamente al di sotto delle aspettative:
- Metà dei giocatori acquistati neppure giocano;
- In attacco abbiamo ancora gli stessi giocatori della scorsa stagione e i risultati si vedono: 2 gol nelle ultime 5 partite di campionato (solo 2 in più rispetto alla scorsa stagione alla 10° giornata).
L’unica consolazione è la difesa (11 gol subiti contro i 19 dell’anno scorso dopo 10 giornate).

Forse – dico forse - con un attaccante “vero” quattro o cinque punti in classifica in più adesso ci sarebbero e il clima attorno alla squadra e all’allenatore sarebbe completamente diverso. Aspettiamo gennaio e vediamo cosa succede.

L’approccio della nuova dirigenza mi sembra che sia stato in questi mesi un po’ troppo incentrato sul BUSINNES.
La vera campagna acquisti in questi mesi è stata fatta fuori dal campo:
costruzione di partnership economiche, reti di sponsor, giri di affari, il tutto arricchito con un restyle della nostra immagine (sempre utile nelle public relation).
Riguardo questo punto spero solo che Briatore e Co. stiano semplicemente costruendo delle basi solide fuori dal campo prima di cominciare a costruire un team di grandi livelli anche sul campo.
Se non è così, i nostri nuovi proprietari stanno semplicemente usando la nostra squadra per aprire nuovi affari nel mondo imprenditoriale (vicino al mondo del calcio), con poco interesse verso il calcio giocato degli hoops, e in questo caso il futuro non è del tutto roseo (almeno per noi tifosi).

L’altro giorno ho letto un’intervista a Briatore sulla Gazzetta che diceva “per la Benetton metto tutta la mia vita, anima e cuore, i Rangers sono un bel passatempo”, il senso era più o meno questo. Chi vuole intendere, intenda.

Speriamo bene...
 

Articolo inviato da QPRFan di Trento.
 
Avete anche voi qualcosa da dire? Scrivete il vostro articolo ed inviatelo a qpritalia[AT]yahoo.it e lo vedrete pubblicato!
 

postato da: WallyWest alle ore 16:19 | link | commenti (5)
categorie: articoli
martedì, 30 settembre 2008

Il leggendario STAN BOWLES

Un aneddoto e una "sentenza": per descriverlo, anche a chi non l'ha visto giocare, non serve altro. L'aneddoto. Sunderland-QPR, ultima di campionato della 2nd Division 1972-73 (l’attuale Championship, la cadetteria inglese). Stanley Bowles è la talentuosa mezzala sinistra dei biancoblù londinesi, da un mese già promossi in 1st (arriveranno un punto dietro il Burnley, primo con 62). I Black Cats invece hanno appena vinto, un pò a sorpresa, la FA Cup battendo 1-0 il Leeds United. Al vecchio Roker Park si radunano in 43.265 per ammirare in casa propria il trofeo, lasciato in bella mostra su un tavolinetto oltre la linea laterale. Bowles & C., però, hanno altri progetti, o perlomeno così narra la leggenda, spesso riportata – con dovizia di particolari sempre diversi – dal diretto protagonista: «Un paio di noi avevano scommesso su chi riusciva per primo a far cadere la coppa colpendola col pallone. Allora ho preso palla, ho corso per qualche metro e l’ho fatta volare via. Ai tifosi avrei fatto meno male segnando due gol, e alla fine c’è stata un'invasione di campo che è finita su News at Ten! (il notiziario delle 22)». La folla, inferocita per quello che ritiene un affronto, invade il campo e comincia la caccia all’uomo. Quello con la maglia, bellissima, di cotone, a cerchi blu su sfondo bianco e con il numero 10. Ci metterà 20', la polizia, per riportare l’ordine e far riprendere il gioco.

La "sentenza", adesso. «Se fosse riuscito a passare davanti a un’agenzia di scommesse come faceva col pallone, avrebbe fatto miliardi e (altra versione) cento presenze in nazionale». Il gioco di parole, imperniato sul verbo "to pass", in inglese funziona di più, anzi descrive al meglio la quintessenza del maverick Anni 70: Stan "The Man" Bowles. Per sapere cos’erano questi cavalli pazzi, i calciatori genialoidi e "maledetti" tanto cari al football britannico dell’epoca, non scomodatevi a cercarne la definizione sull’Oxford English Reference Dictionary. Dopo la prima accezione di «capo di bestiame non marchiato», trovereste quella "ufficiale" di «persona indipendente e fuori degli schemi» cioè poco allineata e per nulla allineabile. Non vi sono riferimenti al talento o al successo né tanto meno al calcio. Anche se, come ha scritto Steve Bidmead in Bowles, documentata e piacevole biografia da lui dedicata al Nostro, «non si ha traccia di mavericks fra giocatori di badminton o negli ostacolisti». Solo un caso? Difficile. Stan nasce la vigilia di Natale 1948, due minuti prima della mezzanotte, a Collyhurst, duro sobborgo di Manchester e cresce a Moston, che è pure peggio. Per capirci: "Crimechester" è, fra le grandi città britanniche, quella con il maggiore tasso di criminalità, perlomeno stando i dati forniti dall’Home Office, il locale Ministero degli Interni, e dall’Istituto nazionale di statistica. Ebbene, Moston è considerata terra di banditi anche per gli elevati standard mancuniani. E se per compagni di "giochi" hai la Quality Street Gang (di cui la polizia nega l’esistenza) e i Whiz Mob, e ti fanno sporadiche visitine lo Special Branch (l’esercito per la sicurezza nazionale) e la Met (colloquiale per Metropolitan Police Service) perché rubare furgoni è un modo troppo realistico di fare a guardie e ladri, il tuo destino magari non è segnato ma un’impronta ce l’ha. Anche se «la mia politica è sempre stata quella di chiudere un occhio e tenere la bocca chiusa».
Nemmeno casa Bowles deve essere un eden se alla domanda del prete cattolico «di che confessione siete?» posta dallo spaesato ragazzino e da questi girata alla madre, segue dal piano di sopra un «non lo so, figliolo. Devi aspettare che torni tuo padre». Quasi fisiologico che Stan, vicino di casa dei futuri Red Devils Brian Kidd e Nobby Stiles, viva di pane, calcio e, nel meno peggio dei casi, scommesse, virus beccato a 15 anni vincendo 24 sterline. Delle possibili tre strade, football, boxe, malavita, il fato gli scarta la seconda se non altro per il torace. Col pallone invece il figlio del lavavetri ci sa fare e scala alla svelta la trafila nelle giovanili del Manchester City, nella cui prima squadra Joe Mercer lo fa debuttare nel settembre 1967 in Coppa di Lega contro il Leicester City. Piede mancino che ricama, Bowles lo ripaga con una fantastica doppietta. Ma in campionato il contributo dell’enfant du pays alla squadra poi campione d’Inghilterra è trascurabile. Il ragazzo frequenta brutte compagnie e al club la cosa non aggrada (storiche un paio di accapigliate con il vice-Mercer, Malcolm Allison, una delle quali davanti ai clienti del night "The Cabaret"). È una testa calda, ma quella testa pare intenzionato a metterla a posto quando, due anni dopo, sposa la fidanzatina dei tempi della scuola, Ann, che gli darà tre figli: Andrea, Carl e Tracey. Secondo voi dura? Ma dai... Il temperamento ribelle, le sue attività fuori del campo e la richiesta di un nuovo contratto fatta al compimento del 21° anno di età, cui segue il rifiuto dell’aumento di 5 sterline a settimana, non vanno giù alla dirigenza, che nell’agosto ’70, stufa di 2 reti in 17 gare spalmate su tre campionati, lo molla. «Sapevo che era finita, che non si poteva tornare indietro, così me ne tornai dai miei vecchi compari dei bassifondi di Manchester, dove facevo più soldi della miseria che prendevo al City. Smisi di allenarmi, tranne che per precipitarmi dai bookmaker per la corsa delle 14, del calcio non m’importava più». Infatti, nel prestito al Bury, finito anzitempo, il 5 settembre, dopo sole nove settimane (5 gare e zero gol), Stan dimostra di non essere cambiato e il suo futuro da pro sembra finito ancora prima di iniziare.

Quello stesso mese, gli concede una possibilità Ernie Tagg, il manager del Crewe Alexandra, club di quarta divisione, e risale a quel periodo nel South Chesire (e forse attribuibile all’allenatore) l’immortale epitaffio tecnico di cui sopra. Non a caso, Tagg – cui erano bastate un paio di partite per concedergli un anno di contratto – versava lo stipendio di Stan alla signora Bowles, cui il marito faceva rispondere al telefono che era malato per marcar visita salvo vedersi tirar giù dal letto da un Tagg fuori dalla grazia divina. Diciotto centri in 51 gare con i Railwaymen, una delle peggiori squadre del Paese, convincono Ian MacFarlane a portarselo, nell’ottobre ’71, per 12.000 sterline, al Carlisle United in 2nd Division come rimpiazzo di Bob Hatton, passato per 90 mila al Birmingham. L’impatto con Gresty Road è col botto (tripletta al Norwich), ma in undici mesi sotto “The Big Man”, Bowles raccoglie solo 36 presenze e 13 gol (33 e 12 in campionato, chiuso al quarto posto), escluso il Torneo Anglo-italiano del 1972, il primo vinto da un’italiana, la Roma. Nonostante le mattane, o forse anche per quelle, a Brunton Park lo ricordano ancora come uno dei più forti e, ovvio, più chiacchierati giocatori visti con la maglia dei Cumbrians. Il suo regalo natalizio alla tifoseria è la mirabile “hat-trick” nel 3-0 casalingo dei Blues al Norwich il 28 dicembre. Nasce allora la partnership con Chris Balderstone che, assieme alle ali Dennis Martin e a Bobby Owen, forma un centrocampo che in Division Two non ha eguali. Ma dall’arrivo, nell’agosto ’72, del nuovo manager Alan Ashman, per Stan si rompe qualcosa. Dopo l’anglo-italiano raccoglie solo 6 presenze, e quello che vale l’1-1 di Huddersfield, verso la fine del mese, è il suo ultimo gol con la maglia dello United. Due settimane dopo è al QPR di Gordon Jago, per 112.000 sterline, esborso-record per il club che mai aveva scollinato le sei cifre. A Sheperd’s Bush, resta sette anni, rimpiazzando nel cuore dei tifosi l’idolo e pari ruolo (in campo e fuori) Rodney Marsh – ceduto per 200 mila pounds al Man City, club che di Stan non aveva più voluto saperne – e già dimenticato sin dal debutto di Bowles, autore di un gol nel 3-0 in casa al Forest davanti a 12.528 folgorati da quel funambolo dalla chioma al vento, dal sinistro magico e dal carisma innato. Un colpo di fulmine che sulle gradinate di Loftus Road cambia istantaneamente i cori da «Rod-ney, Rod-ney» a «Stan-ley, Stan-ley». Nel ’74 a Jago subentra Dave Sexton, che ama più tener palla che liberarsene come se scottasse. Il primo a beneficiarne è Bowles, che nel giro di due anni, in coppia con la star Gerry Francis, trascina i Rangers a un punto da un titolo che se vinto avrebbe fatto storia e che andando al Liverpool è diventato normale amministrazione. E la stagione successiva, la prima dei Rangers in Europa, è capocannoniere (11 gol) di Coppa Uefa, torneo che per i suoi si arena nei quarti, 6-7 ai rigori contro l’AEK Atene (poi eliminato dalla Juventus futura vincitrice), dopo che erano state sommerse di reti Brann Bergen e Slovan Bratislava e domato a fatica il Colonia. Nel frattempo il 3 aprile ’74, Sir Alf Ramsey lo fa debuttare in nazionale nell’amichevole di Lisbona (0-0) contro il Portogallo. Per Bowles è l’inizio di un amore mai consumato. L’11 maggio al Ninian Park di Cardiff (2-0 al Galles) firma il suo unico gol con i “bianchi”. Quattro giorni dopo, a Wembley (2-0 all’Irlanda del Nord), viene sostituito con ignonimia e Ramsey non lo chiama più. E così fa il traghettatore Joe Mercer, ex del Man City, l’ultimo a stupirsi quando (leggenda o verità?) Bowles non si presenta a un raduno preferendo andare a White City, pista londinese per le corse dei cani. Perso sul filo di lana il campionato ’76, Bowles riconquista la nazionale. La seconda occasione gliela dà Don Revie nella gara di qualificazione mondiale contro l’Italia, il 17 novembre all’Olimpico di Roma. Il Ct azzurro Enzo Bearzot gli attacca alle caviglie Claudio Gentile e Stan non tocca palla. E quattro. Il quinto e ultimo “cap” è del 9 febbraio ’77, davanti ai 90.000 di Wembley, 0-2 dall’Olanda, amichevole che passerà alla storia per il «10» in pagella a Johan Cruijff. Per Stan, niente più polemiche come quella avuta con Emlyn "Crazy Horse" Hughes («Per il mio Paese giocherei anche gratis»): «Giusto, tu tieniti i Tre Leoni e i tuoi 200 testoni li prendo io (nella gestione-Revie i convocati beccavano 200 sterline a convocazione)».

Nel dicembre ’79, su raccomandazione dell’antico sodale Peter Taylor, Brian Clough si mette in testa una pazza idea: fare di quel riottoso purosangue il cavallo di punta del Nottingham Forest campione d’Europa. Nei piani, Stan doveva rimpiazzare l’anziano Archie Gemmill in una prima linea da sogno: (Trevor) Francis, John Robertson, Garry Birtles, Bowles e l’altra testa matta Charlie George, arrivato in prestito. Un progetto folle, appunto, perché come vice-Gemmill avrebbero fallito in tanti (dopo Bowles anche Jurgen Roeber e Raimondo Ponte) ma soprattutto perché, come ammesso da "Stan The Man" nell’omonima autobiografia, il rapporto mai nato con "Old Big ’Ead", il vecchio testone, era destinato a fallire dall’inizio: «Siamo partiti col piede sbagliato quando mi ha detto "voi cockneys (spregiativo per "coatti" londinesi) siete tutti uguali" e io, di rimando, "Mi scusi, ma io sono di Manchester"». Due personalità troppo forti per poter coesistere. E il rifiuto del giocatore di andare panchina per la finale di Coppa dei Campioni, il 28 maggio 1980 al Santiago Bernabéu di Madrid contro l’Amburgo, è il punto di non ritorno. Due mesi dopo, Clough decide che 2 reti in 19 partite non valgono la candela e lo sbologna all’Orient (ora Leyton Orient), in Second Division, per 100.000 sterline, un record a Brisbane Road. Bowles ci resta un anno, il tempo di segnare 7 volte in 44 partite. Poi sposa (nell’agosto ’81) l’amante di lunga data Jane Hayden e in ottobre scende in 3rd firmando per il Brentford di Fred Callaghan, un po’ come se ai tempi d’oro «Paul Gascoigne fosse andato allo Swansea City» si disse e scrisse. Bowles, che ha perso un po’ lo spunto ma non la classe, vive tre stagioni da re (16 gol in 81 gare) prima di ritirarsi, ormai 35enne, nel febbraio ’84.

Ancora oggi, al Griffin Park ricordano l’ilarità da lui suscitava quando – frustrato per il passaggio orribilmente fuori misura indirizzatogli dal suo scarsissimo terzino destro – si piegò mimando il gesto di portarsi le mani agli occhi come fossero un binocolo per vedere dove diavolo gli avessero lanciato il pallone. Ma a parte le sue prodezze, soprattutto quelle nel QPR più forte di sempre – un mirabile mix di gioventù (Bowles, Parkes, Clement e Francis) e di esperienza (McLintock, Webb e Hollins) – trascinato dai suoi 70 gol in 255 partite di campionato, 97 in 315 in totale, Bowles verrà per sempre ricordato anche per gli eccessi – ipertollerati, al QPR, dalla morattiana presidenza di Jim Gregory’s – fuori del campo. «Ho fatto il pieno con vodka (una bottiglia al giorno), tonica, scommesse e sigarette (fino a 50, ma forse 80, al dì). Ripensandoci, devo aver esagerato con la tonica». I tre divorzi («cerco di raggiungere Mickey Rooney», leader di categoria con 8 mogli), l’ultimo da Diane, conosciuta nel ’94, dalla quale ha adottato i figliastri Zoe e Tommy, le frequentazioni poco raccomandabili (tra cui «un truffatore di professione la cui specialità era vendere agli irlandesi cavalli che neppure esistevano») e sfociate in arresti (uno come sospettato di tentata rapina), le soste dai bookmakers prima di mettersi in fila per il sussidio di disoccupazione o le “fughe”, già in tacchetti, calzoncini e maglia numero 10, fino a 15’ dal fischio d’inizio, il finto ritiro – venduto in esclusiva per 500 sterline per il supplemento domenicale di un quotidiano – e smentito due giorni dopo il servizio fotografico, i patetici tentativi come assistente allenatore (un annetto al Brentford di Dave Webb, suo ex compagno ai Rangers, e due settimane al QPR), le esibizioni-choc in tv («Non esiste persona peggiore per rappresentare il calcio in televisione» disse nel ’76 l’amico ed ex compagno di squadra Paul Hince dopo la storica figuraccia di Stan a "Superstar" della BBC), il linguaggio scurrile che gli costò il posto di opinionista a Sky, gli articoli come esperto di scommesse (con le quali ha perso una fortuna), le baruffe con gli arbitri: Bowles è stato e ha provato di tutto e di più, ma se oltre vent’anni dopo che ha smesso di giocare si stampano magliette con la sue effigie, viene eletto miglior Ranger di sempre (davanti a Marsh, obvious) e Dominic Masters ci scrive su una canzone ("Stan Bowles" per The Others), un motivo c’è. E si chiama Stan The Man. Ozioso chiedersi che cosa avrebbe fatto con un’altra testa. Come ha detto Frank Worthington, che della categoria fu uno dei massimi esponenti con Marsh, Tony Currie, Charlie George, Alan Hudson e Peter Osgood, «i rimpianti fanno parte della leggenda, parte dell’essere un maverick». Poco, ma sicuro.
 
da LetThePeopleSing
 
postato da: WallyWest alle ore 08:24 | link | commenti (1)
categorie: articoli, la storia
giovedì, 28 agosto 2008

In ricordo di Ray Jones

Ray Jones

Quando vedo giocare Mario Balotelli penso sempre a Ray Jones. Le sensazioni che il giovane attaccante dell’Inter sta provando sono esattamente quelle che avrebbe potuto vivere oggi Ray: oltre ai primi veri guadagni, i primi articoli sul giornale, le grida dello stadio che invocano il tuo nome anche se hai solo 18 anni, l’affetto incondizionato dei tifosi per essere diventato allo stesso tempo mascotte e campione.

In qualsiasi momento della partita, il suo camminare indolente poteva trasformarsi in un balzo felino che portava spesso al gol e a uno splendido sorriso: per questo i tifosi lo amano ancora. Come attaccante aveva tutto: era dotato di forza, rapidità, colpo di testa, tecnica, intelligenza e grande consapevolezza nei propri mezzi, come il bravo Super Mario. Non so fino a quando avremmo potuto trattenere Ray a giocare in Championship, molte squadre della Premier League avevano già messo gli occhi su questo ragazzo dolce e sensibile, pieno di talento e già da molti considerato, in prospettiva, un grande giocatore. Il suo ruolo nel QPR non era solo quello di centravanti, Ray rappresentava una speranza per tutto il club. Anche fosse andato via, credo molti avrebbero continuato a tifare per lui, persino con un’altra maglia addosso. Il 25 Agosto 2007 non potei credere che fosse morto davvero, ricordo esattamente il momento in cui lessi quella maledetta frase sul sito ufficiale degli Hoops. Nessuno, in realtà, potrebbe credere alla morte di un diciottenne, dovrebbe essere vietato per legge, se non altro per non permettere mai che una mamma si ritrovi nella penosa situazione di dover seppellire il proprio figlio. In un certo senso tutto il QPR fu sotterrato quel giorno, il vecchio QPR, quello che ha sofferto la paura di non esistere. Di lì a poco Briatore avrebbe acquistato il club, la trattativa era già avviata e quasi conclusa ma Ray non c’era più.

Oggi abbiamo in squadra tanti bravi giovani campioncini ma nessuno di loro, probabilmente, sarà mai amato come Ray. Lui era il figlio di tutti i papà tifosi ed è insieme a loro che mi raccolgo per dedicare un minuto di rigoroso silenzio al più promettente calciatore che abbia mai messo piede a Loftus Road.

 

(Articolo inviato dall'amico Paolo)

 

 

postato da: WallyWest alle ore 14:58 | link | commenti (1)
categorie: articoli