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martedì, 30 settembre 2008

Il leggendario STAN BOWLES

Un aneddoto e una "sentenza": per descriverlo, anche a chi non l'ha visto giocare, non serve altro. L'aneddoto. Sunderland-QPR, ultima di campionato della 2nd Division 1972-73 (l’attuale Championship, la cadetteria inglese). Stanley Bowles è la talentuosa mezzala sinistra dei biancoblù londinesi, da un mese già promossi in 1st (arriveranno un punto dietro il Burnley, primo con 62). I Black Cats invece hanno appena vinto, un pò a sorpresa, la FA Cup battendo 1-0 il Leeds United. Al vecchio Roker Park si radunano in 43.265 per ammirare in casa propria il trofeo, lasciato in bella mostra su un tavolinetto oltre la linea laterale. Bowles & C., però, hanno altri progetti, o perlomeno così narra la leggenda, spesso riportata – con dovizia di particolari sempre diversi – dal diretto protagonista: «Un paio di noi avevano scommesso su chi riusciva per primo a far cadere la coppa colpendola col pallone. Allora ho preso palla, ho corso per qualche metro e l’ho fatta volare via. Ai tifosi avrei fatto meno male segnando due gol, e alla fine c’è stata un'invasione di campo che è finita su News at Ten! (il notiziario delle 22)». La folla, inferocita per quello che ritiene un affronto, invade il campo e comincia la caccia all’uomo. Quello con la maglia, bellissima, di cotone, a cerchi blu su sfondo bianco e con il numero 10. Ci metterà 20', la polizia, per riportare l’ordine e far riprendere il gioco.

La "sentenza", adesso. «Se fosse riuscito a passare davanti a un’agenzia di scommesse come faceva col pallone, avrebbe fatto miliardi e (altra versione) cento presenze in nazionale». Il gioco di parole, imperniato sul verbo "to pass", in inglese funziona di più, anzi descrive al meglio la quintessenza del maverick Anni 70: Stan "The Man" Bowles. Per sapere cos’erano questi cavalli pazzi, i calciatori genialoidi e "maledetti" tanto cari al football britannico dell’epoca, non scomodatevi a cercarne la definizione sull’Oxford English Reference Dictionary. Dopo la prima accezione di «capo di bestiame non marchiato», trovereste quella "ufficiale" di «persona indipendente e fuori degli schemi» cioè poco allineata e per nulla allineabile. Non vi sono riferimenti al talento o al successo né tanto meno al calcio. Anche se, come ha scritto Steve Bidmead in Bowles, documentata e piacevole biografia da lui dedicata al Nostro, «non si ha traccia di mavericks fra giocatori di badminton o negli ostacolisti». Solo un caso? Difficile. Stan nasce la vigilia di Natale 1948, due minuti prima della mezzanotte, a Collyhurst, duro sobborgo di Manchester e cresce a Moston, che è pure peggio. Per capirci: "Crimechester" è, fra le grandi città britanniche, quella con il maggiore tasso di criminalità, perlomeno stando i dati forniti dall’Home Office, il locale Ministero degli Interni, e dall’Istituto nazionale di statistica. Ebbene, Moston è considerata terra di banditi anche per gli elevati standard mancuniani. E se per compagni di "giochi" hai la Quality Street Gang (di cui la polizia nega l’esistenza) e i Whiz Mob, e ti fanno sporadiche visitine lo Special Branch (l’esercito per la sicurezza nazionale) e la Met (colloquiale per Metropolitan Police Service) perché rubare furgoni è un modo troppo realistico di fare a guardie e ladri, il tuo destino magari non è segnato ma un’impronta ce l’ha. Anche se «la mia politica è sempre stata quella di chiudere un occhio e tenere la bocca chiusa».
Nemmeno casa Bowles deve essere un eden se alla domanda del prete cattolico «di che confessione siete?» posta dallo spaesato ragazzino e da questi girata alla madre, segue dal piano di sopra un «non lo so, figliolo. Devi aspettare che torni tuo padre». Quasi fisiologico che Stan, vicino di casa dei futuri Red Devils Brian Kidd e Nobby Stiles, viva di pane, calcio e, nel meno peggio dei casi, scommesse, virus beccato a 15 anni vincendo 24 sterline. Delle possibili tre strade, football, boxe, malavita, il fato gli scarta la seconda se non altro per il torace. Col pallone invece il figlio del lavavetri ci sa fare e scala alla svelta la trafila nelle giovanili del Manchester City, nella cui prima squadra Joe Mercer lo fa debuttare nel settembre 1967 in Coppa di Lega contro il Leicester City. Piede mancino che ricama, Bowles lo ripaga con una fantastica doppietta. Ma in campionato il contributo dell’enfant du pays alla squadra poi campione d’Inghilterra è trascurabile. Il ragazzo frequenta brutte compagnie e al club la cosa non aggrada (storiche un paio di accapigliate con il vice-Mercer, Malcolm Allison, una delle quali davanti ai clienti del night "The Cabaret"). È una testa calda, ma quella testa pare intenzionato a metterla a posto quando, due anni dopo, sposa la fidanzatina dei tempi della scuola, Ann, che gli darà tre figli: Andrea, Carl e Tracey. Secondo voi dura? Ma dai... Il temperamento ribelle, le sue attività fuori del campo e la richiesta di un nuovo contratto fatta al compimento del 21° anno di età, cui segue il rifiuto dell’aumento di 5 sterline a settimana, non vanno giù alla dirigenza, che nell’agosto ’70, stufa di 2 reti in 17 gare spalmate su tre campionati, lo molla. «Sapevo che era finita, che non si poteva tornare indietro, così me ne tornai dai miei vecchi compari dei bassifondi di Manchester, dove facevo più soldi della miseria che prendevo al City. Smisi di allenarmi, tranne che per precipitarmi dai bookmaker per la corsa delle 14, del calcio non m’importava più». Infatti, nel prestito al Bury, finito anzitempo, il 5 settembre, dopo sole nove settimane (5 gare e zero gol), Stan dimostra di non essere cambiato e il suo futuro da pro sembra finito ancora prima di iniziare.

Quello stesso mese, gli concede una possibilità Ernie Tagg, il manager del Crewe Alexandra, club di quarta divisione, e risale a quel periodo nel South Chesire (e forse attribuibile all’allenatore) l’immortale epitaffio tecnico di cui sopra. Non a caso, Tagg – cui erano bastate un paio di partite per concedergli un anno di contratto – versava lo stipendio di Stan alla signora Bowles, cui il marito faceva rispondere al telefono che era malato per marcar visita salvo vedersi tirar giù dal letto da un Tagg fuori dalla grazia divina. Diciotto centri in 51 gare con i Railwaymen, una delle peggiori squadre del Paese, convincono Ian MacFarlane a portarselo, nell’ottobre ’71, per 12.000 sterline, al Carlisle United in 2nd Division come rimpiazzo di Bob Hatton, passato per 90 mila al Birmingham. L’impatto con Gresty Road è col botto (tripletta al Norwich), ma in undici mesi sotto “The Big Man”, Bowles raccoglie solo 36 presenze e 13 gol (33 e 12 in campionato, chiuso al quarto posto), escluso il Torneo Anglo-italiano del 1972, il primo vinto da un’italiana, la Roma. Nonostante le mattane, o forse anche per quelle, a Brunton Park lo ricordano ancora come uno dei più forti e, ovvio, più chiacchierati giocatori visti con la maglia dei Cumbrians. Il suo regalo natalizio alla tifoseria è la mirabile “hat-trick” nel 3-0 casalingo dei Blues al Norwich il 28 dicembre. Nasce allora la partnership con Chris Balderstone che, assieme alle ali Dennis Martin e a Bobby Owen, forma un centrocampo che in Division Two non ha eguali. Ma dall’arrivo, nell’agosto ’72, del nuovo manager Alan Ashman, per Stan si rompe qualcosa. Dopo l’anglo-italiano raccoglie solo 6 presenze, e quello che vale l’1-1 di Huddersfield, verso la fine del mese, è il suo ultimo gol con la maglia dello United. Due settimane dopo è al QPR di Gordon Jago, per 112.000 sterline, esborso-record per il club che mai aveva scollinato le sei cifre. A Sheperd’s Bush, resta sette anni, rimpiazzando nel cuore dei tifosi l’idolo e pari ruolo (in campo e fuori) Rodney Marsh – ceduto per 200 mila pounds al Man City, club che di Stan non aveva più voluto saperne – e già dimenticato sin dal debutto di Bowles, autore di un gol nel 3-0 in casa al Forest davanti a 12.528 folgorati da quel funambolo dalla chioma al vento, dal sinistro magico e dal carisma innato. Un colpo di fulmine che sulle gradinate di Loftus Road cambia istantaneamente i cori da «Rod-ney, Rod-ney» a «Stan-ley, Stan-ley». Nel ’74 a Jago subentra Dave Sexton, che ama più tener palla che liberarsene come se scottasse. Il primo a beneficiarne è Bowles, che nel giro di due anni, in coppia con la star Gerry Francis, trascina i Rangers a un punto da un titolo che se vinto avrebbe fatto storia e che andando al Liverpool è diventato normale amministrazione. E la stagione successiva, la prima dei Rangers in Europa, è capocannoniere (11 gol) di Coppa Uefa, torneo che per i suoi si arena nei quarti, 6-7 ai rigori contro l’AEK Atene (poi eliminato dalla Juventus futura vincitrice), dopo che erano state sommerse di reti Brann Bergen e Slovan Bratislava e domato a fatica il Colonia. Nel frattempo il 3 aprile ’74, Sir Alf Ramsey lo fa debuttare in nazionale nell’amichevole di Lisbona (0-0) contro il Portogallo. Per Bowles è l’inizio di un amore mai consumato. L’11 maggio al Ninian Park di Cardiff (2-0 al Galles) firma il suo unico gol con i “bianchi”. Quattro giorni dopo, a Wembley (2-0 all’Irlanda del Nord), viene sostituito con ignonimia e Ramsey non lo chiama più. E così fa il traghettatore Joe Mercer, ex del Man City, l’ultimo a stupirsi quando (leggenda o verità?) Bowles non si presenta a un raduno preferendo andare a White City, pista londinese per le corse dei cani. Perso sul filo di lana il campionato ’76, Bowles riconquista la nazionale. La seconda occasione gliela dà Don Revie nella gara di qualificazione mondiale contro l’Italia, il 17 novembre all’Olimpico di Roma. Il Ct azzurro Enzo Bearzot gli attacca alle caviglie Claudio Gentile e Stan non tocca palla. E quattro. Il quinto e ultimo “cap” è del 9 febbraio ’77, davanti ai 90.000 di Wembley, 0-2 dall’Olanda, amichevole che passerà alla storia per il «10» in pagella a Johan Cruijff. Per Stan, niente più polemiche come quella avuta con Emlyn "Crazy Horse" Hughes («Per il mio Paese giocherei anche gratis»): «Giusto, tu tieniti i Tre Leoni e i tuoi 200 testoni li prendo io (nella gestione-Revie i convocati beccavano 200 sterline a convocazione)».

Nel dicembre ’79, su raccomandazione dell’antico sodale Peter Taylor, Brian Clough si mette in testa una pazza idea: fare di quel riottoso purosangue il cavallo di punta del Nottingham Forest campione d’Europa. Nei piani, Stan doveva rimpiazzare l’anziano Archie Gemmill in una prima linea da sogno: (Trevor) Francis, John Robertson, Garry Birtles, Bowles e l’altra testa matta Charlie George, arrivato in prestito. Un progetto folle, appunto, perché come vice-Gemmill avrebbero fallito in tanti (dopo Bowles anche Jurgen Roeber e Raimondo Ponte) ma soprattutto perché, come ammesso da "Stan The Man" nell’omonima autobiografia, il rapporto mai nato con "Old Big ’Ead", il vecchio testone, era destinato a fallire dall’inizio: «Siamo partiti col piede sbagliato quando mi ha detto "voi cockneys (spregiativo per "coatti" londinesi) siete tutti uguali" e io, di rimando, "Mi scusi, ma io sono di Manchester"». Due personalità troppo forti per poter coesistere. E il rifiuto del giocatore di andare panchina per la finale di Coppa dei Campioni, il 28 maggio 1980 al Santiago Bernabéu di Madrid contro l’Amburgo, è il punto di non ritorno. Due mesi dopo, Clough decide che 2 reti in 19 partite non valgono la candela e lo sbologna all’Orient (ora Leyton Orient), in Second Division, per 100.000 sterline, un record a Brisbane Road. Bowles ci resta un anno, il tempo di segnare 7 volte in 44 partite. Poi sposa (nell’agosto ’81) l’amante di lunga data Jane Hayden e in ottobre scende in 3rd firmando per il Brentford di Fred Callaghan, un po’ come se ai tempi d’oro «Paul Gascoigne fosse andato allo Swansea City» si disse e scrisse. Bowles, che ha perso un po’ lo spunto ma non la classe, vive tre stagioni da re (16 gol in 81 gare) prima di ritirarsi, ormai 35enne, nel febbraio ’84.

Ancora oggi, al Griffin Park ricordano l’ilarità da lui suscitava quando – frustrato per il passaggio orribilmente fuori misura indirizzatogli dal suo scarsissimo terzino destro – si piegò mimando il gesto di portarsi le mani agli occhi come fossero un binocolo per vedere dove diavolo gli avessero lanciato il pallone. Ma a parte le sue prodezze, soprattutto quelle nel QPR più forte di sempre – un mirabile mix di gioventù (Bowles, Parkes, Clement e Francis) e di esperienza (McLintock, Webb e Hollins) – trascinato dai suoi 70 gol in 255 partite di campionato, 97 in 315 in totale, Bowles verrà per sempre ricordato anche per gli eccessi – ipertollerati, al QPR, dalla morattiana presidenza di Jim Gregory’s – fuori del campo. «Ho fatto il pieno con vodka (una bottiglia al giorno), tonica, scommesse e sigarette (fino a 50, ma forse 80, al dì). Ripensandoci, devo aver esagerato con la tonica». I tre divorzi («cerco di raggiungere Mickey Rooney», leader di categoria con 8 mogli), l’ultimo da Diane, conosciuta nel ’94, dalla quale ha adottato i figliastri Zoe e Tommy, le frequentazioni poco raccomandabili (tra cui «un truffatore di professione la cui specialità era vendere agli irlandesi cavalli che neppure esistevano») e sfociate in arresti (uno come sospettato di tentata rapina), le soste dai bookmakers prima di mettersi in fila per il sussidio di disoccupazione o le “fughe”, già in tacchetti, calzoncini e maglia numero 10, fino a 15’ dal fischio d’inizio, il finto ritiro – venduto in esclusiva per 500 sterline per il supplemento domenicale di un quotidiano – e smentito due giorni dopo il servizio fotografico, i patetici tentativi come assistente allenatore (un annetto al Brentford di Dave Webb, suo ex compagno ai Rangers, e due settimane al QPR), le esibizioni-choc in tv («Non esiste persona peggiore per rappresentare il calcio in televisione» disse nel ’76 l’amico ed ex compagno di squadra Paul Hince dopo la storica figuraccia di Stan a "Superstar" della BBC), il linguaggio scurrile che gli costò il posto di opinionista a Sky, gli articoli come esperto di scommesse (con le quali ha perso una fortuna), le baruffe con gli arbitri: Bowles è stato e ha provato di tutto e di più, ma se oltre vent’anni dopo che ha smesso di giocare si stampano magliette con la sue effigie, viene eletto miglior Ranger di sempre (davanti a Marsh, obvious) e Dominic Masters ci scrive su una canzone ("Stan Bowles" per The Others), un motivo c’è. E si chiama Stan The Man. Ozioso chiedersi che cosa avrebbe fatto con un’altra testa. Come ha detto Frank Worthington, che della categoria fu uno dei massimi esponenti con Marsh, Tony Currie, Charlie George, Alan Hudson e Peter Osgood, «i rimpianti fanno parte della leggenda, parte dell’essere un maverick». Poco, ma sicuro.
 
da LetThePeopleSing
 
postato da: WallyWest alle ore 08:24 | link | commenti (1)
categorie: articoli, la storia
martedì, 27 maggio 2008

27 maggio 1982, il giorno che perdemmo la FA Cup...

La data del 27 maggio ci riporta alla mente la maledetta finale di FA Cup di quell'anno, persa per mano degli Spurs dopo che la prima finale era finita 1-1 con gol per il Tottenham Hotspur di Glenn Hoddle al 110' e pareggio al 115' per gli R's del difensore Terry Fenwick.
La partita si gioco, come tradizione, allo stadio di Wembley e finì 1-0 per gli Spurs grazie ad un gol su rigore di Hoddle al 6'.
La prima finale, giocata il 22 maggio, fu molto equilibrata anche se con leggero predominio degli Spurs, grazie anche all'infortunio che ci privò del nostro goleador Clive Allen. L'allora giovanissimo portiere degli Hoops, Peter Hucker, si esibì in ottime parate che alla fine gli valsero il premio di migliore in campo ma niente potette al 110' minuto sul tiro da fuori area di Hoddle, per giunta deviato. Per nostra fortuna cinque minuti dopo Fenwick (primo difensore nella storia di FA Cup a fare gol in finale) di testa riportò la partita sull'1-1.
La ripetizione si giocò appunto il 27 maggio ed i Rangers scesero in campo privi di Glen Roeder, il capitano, squalificato e degli infortunati Clive Allen e Steve Wicks ma nonostante le pesanti assenze giocarono alla pari con gli Spurs a cui dovettero soccombere solo a causa del rigore trasformato al 6' da Hoddle.
In quella partita la porta difesa da Clemence rimase stregata, nonostante i Rangers ne abbiano provate di tutti i tipi e nonostante si meritasse quantomeno il pareggio.
Lo stesso Clemence riuscì a togliere dalla linea di porta un tiro di Stainrod e la traversa fermò un altro tiro di Gregory.
Niente da fare, la FA Cup andò al Tottenham Hotspurs. QPR secondo.
Le formazioni di allora:
Prima finale (22/5/1982):
Tottenham Hotspur: Ray Clemence, Chris Hughton, Paul Miller, Paul Price, Mickey Hazard (Garry Broke dal 104'), Steve Perryman (capitano), Graham Roberts, Steve Archibald, Tony Galvin, Glenn Hoddle, Garth Crooks.
QPR: Peter Hucker, Terry Fenwick, Ian Gillard, Gary Waddock, Bob Hazell, Glenn Roeder (capitano), Tony Currie, Mike Flanagan, Clive Allen (Gary Micklewhite dal 50'), Simon Stainrod, John Gregory.
Finale di ripetizione (27/5/1982):
Tottenham Hotspur: Ray Clemence, Chris Hughton, Paul Miller, Paul Price, Mickey Hazard (Garry Brooke dal 67'), Steve Perryman (capitano), Graham Roberts, Steve Archibald, Tony Galvin, Glenn Hoddle, Garth Crooks.
QPR: Peter Hucker, Terry Fenwick, Ian Gillard, Gary Waddock, Bob Hazell, Warren Neill, Tony Currie (capitano), Mike Flanagan, Gary Micklewhite (Steve Burke dall'84'), Simon Stainrod, John Gregory.
 
postato da: WallyWest alle ore 14:19 | link | commenti
categorie: news, la storia
mercoledì, 02 aprile 2008

2 aprile 2001: il giorno più buio

Il 2 aprile 2001 è una data che per i tifosi dei Rangers rappresenta un vero incubo.
Sette anni fa, infatti, la società veniva messa in amministrazione controllata dal presidente Chris Wright (vedi: la storia).
Tale atto arrivava in contemporanea con la retrocessione del club in Division Two, la vecchia 3rd division ed era il punto più basso della nostra storia.
Quella data segnò un punto di svolta e di rinascita del club che ancora non si è concluso, e per fortuna Ian Holloways, con soli sedici giocatori in rosa, riuscì a concludere il successivo campionato senza una nuova retrocessione, data da molti per scontata.
QUI si può leggere il ferale comunicato di quel giorno. Poche righe che gettarono nello sconforto tutti i sostenitori dei Super Hoops ma che non hanno mai intaccato l'amore e la fiducia per la squadra.
Eccone una traduzione:
"Il Consiglio della Loftus Road PLC si rammarica di informare i soci ed i tifosi che, dopo una consultazione con i suoi consulenti, è stato deciso che la migliore linea di azione al fine di garantire al Gruppo la sopravvivenza a lungo termine è di mettere la holding, Loftus Road PLC, e la sue filiale Queens Park Rangers Football e Athletic Club Ltd (QPR), in amministrazione.
Questa decisione non è stata presa alla leggera, ed è il risultato diretto delle perdite subite dal gruppo, attualmente quantificabili in  570.000 sterline al mese, per un lungo periodo di tempo.
L'obiettivo principale del consiglio di amministrazione non è solo quello di garantire la continuità del funzionamento della società e delle squadre sportive professionali nel breve termine, ma per programmare la loro possibilità di un futuro più prospero.
Chris Wright onorerà il suo impegno per il Gruppo fornendo qualsiasi sostegno finanziario necessario per garantire la continuità del funzionamento del Club fino all'individuazione di un successore, almeno fino alla fine del mese di ottobre 2001.
Chris Wright ha detto: "E 'un giorno molto triste per tutte le persone coinvolte in Loftus Road. Gli ultimi sei mesi sono stati una vera e propria lotta finanziaria e anche se la mia intenzione era quella di garantire una vendita al giusto acquirente prima di dover prendere questa decisione, non ho potuto rimandare oltre. Voglio continuare a finanziare la gestione giornaliera di questo gruppo fino alla fine della stagione e aiutarli a trovare un acquirente. Speriamo che l'impatto sul funzionamento delle squadre sportive professionali sia trascurabile, almeno nel breve termine, e cercheremo di rendere il futuro più redditizio. Il mio sostegno per il club rimane immutato e il mio più grande desiderio sarebbe di individuare il giusto acquirente che con adeguati fondi, energia ed idee garantisca al club un futuro sicuro il più presto possibile".
 
postato da: WallyWest alle ore 11:39 | link | commenti
categorie: news, la storia
lunedì, 12 novembre 2007

La Storia dei Queen's Park Rangers

STORIA DEI QUEENS PARK RANGERS

1882-86 Non si conosce con precisione la data della fondazione della squadra. Lo stemma recita un chiaro '1882', ma è più facile ipotizzare che il team sia nasto nel 1885 o nel 1886, a seguito della fusione tra St. Jude e Christchurch Rangers. Il reverendo Gordon Young, della chiesa di St. Jude è accreditato del maggior merito di questa fusione, assieme a Jack McDonald che, dalla sua casa di West London, reclutò i ragazzi della locale Droop Street Board School.

Grandi meriti vengono anche attribuiti a George Wodehouse, la cui famiglia mantenne a lungo un rapporto di stretta collaborazione con i neonati QPR.

Il nome di "Queens Park Rangers" venne adottato dal 1887, in quanto la maggior parte dei giocatori proveniva dal quartiere londinese noto come "Queen’s Park".

1899Iscrizione alla "Southern League". La società passa dal dilettantismo al professionismo.

1907 Trasloca al "Park Royal" (60.000 posti).

1908 Vince la Southern League, ma non viene accettata nella Football League. Al suo posto viene preferita la squadra dei Tottenham Hotspurs, giunti ottavi in Southern….

1917 Si trasferisce al "Loftus Road", attuale sede.

1920E’ tra i fondatori della "3rd division of the Football League", divenuta poi "div III south" a seguito della nascita della corrispettiva div III del nord, formata dai club settentrionali.

1926 Cambiano i colori sociali: da bianco e verde a bianco e blu.

1931/32Si trasferisce allo stadio "White City" (capacità 60.000 posti). Il record di presenze è di 41.097 paganti nella vittoria contro il Leeds Utd per 3 a 1.

1934 Torna al "Loftus Road".

1947/48 - Vince la Div III South

1948-51 In Div. II.

1952-66In Div. III.

1960-61 Alec Stock (foto) viene nominato Manager.

1962 Il Club viene nuovamente trasferito al "White City".

1963 Nuovo trasloco: si torna al Loftus Road.

1964 Arriva Jim Gregory

1965 Jim Gregory è nominato presidente. Les Allen firma per i QPR. Mark Lazarus rinnova per la terza volta. Rodney Marsh firma per il Fulham per 15.000 sterline.

1966/67 – Campioni della Div. III. Vincitori della "LEAGUE CUP" battendo in finale unica il WBA. E’ la prima volta nella storia del trofeo che la vittoria va ad una squadra di 3a divisione. La finale (per la prima volta giocata in un incontro unico) è giocata allo stadio di Wembley.

Questo rimane l’unico trofeo nazionale vinto dai QPR.

La partita finisce 3-2 per i QPR dopo che il WBA, squadra di first division, è stata in vantaggio per 2-0.

Questa finale viene ricordata come una delle piu’ belle in assoluto, ne potete anche trovare un articolo sul sito ufficiale della Carling Cup (ex League Cup), sotto il menù History/Great Games.

1967/68 Promossi in Div. I, dopo aver terminato il campionato di Div. II al secondo posto, ad un punto dall’Ipswich campione. È la prima promozione in Div. I della storia del club. Viene ipotizzata una fusione con il Brentford, ma i tifosi insorgono e non se ne fa di niente.

1968/69 Primo anno in Div. I. Tutt’altro che ottimo. Ottiene il non invidiabile record negativo di punti totali (18), record rimasto "imbattuto" fino alla stagione 1984/85 (la squadra dello Stoke City realizzò 17 punti). Alec Stoke si dimette dal ruolo di manager, sostituito da Tommy Docherty per soli 28 giorni, prima di essere sostituito a sua volta da Les Allen.

1969/73 In Div. II. Viene riorganizzato tutto il club.

1969/70 Viene ingaggiato Terry Venables per la cifra record di 70.000 sterline.

1970/71 Arriva Phil Parker, Gordon Jago sostituisce, come manager, Les Allen e mette sotto contratto Terry Mancini.

1971/72 Rodney Marsh è venduto al Manchester City. Vengono acquistati Dave Thomas e Don Gives. Stan Bowles firma un nuovo contratto record per il club: 110.000 sterline.

1972/73 Promossi in Div. I dopo aver concluso il campionato di Div.II al secondo posto ad un punto dal Burnley. Don Givens viene convocato dall’Irlanda.

1973/74 Frank Mclintock firma per i QPR. Il campionato vede il team concludere all’8° posto. Phil Parkers e Stan Bowles vengono convocati dall’Inghilterra. Record di presenze al Loftu Road (35.353 paganti) il giorno della vittoria per 3-0 sul Manchester United. Quella partità fu l’ultimo incontro ufficale di George Best con la maglia dei Reds. Sconfitti 2-0 dal Leichester nei quarti di finale di FA Cup.

1974/75 Ingaggiati Dave Webb, Don Rodgers, Don Masson e Don Shanks. Jago è sostituito da Dave Sexton. Gerry Francis, Dave Thomas e Ian Gillard debuttano nell’Inghilterra. Il QPR si classifica 11°.

1975/76 – Con la firma di John Hollins si completa la squadra piu’ forte mai avuta in bianco-blu.

Gordon Jago ne ha gettato le fondamenta e Dave Sexton ha rifinito il lavoro. I QPR giocano il cosiddetto "calcio totale". Imbattuti per tutta la stagione tra le mura amiche. Vinti 13 degli ultimi 15 incontri. QPR e Liverpool si contenderanno il titolo di campioni di Inghilterra fino all’ultima giornata. Per vincere il titolo, il Liverpool è costretto a battere i Wolves nell’ultima partita della stagione e ci riesce. Nonostante fosse in svantaggio 1-0 a 13 minuti dal termine. Ai QPR risulterà fondamentale la sconfitta patita contro il Norwich a tre partite dal termine della stagione. I QPR ottengono il secondo posto. Il miglior piazzamento della loro storia. Gerry Francis (foto) viene nominato capitano della nazionale inglese. Debutto in nazionale anche per Dave Clement e debutto nella Scozia per Don Masson.

Record di presenze medie stagionali: 23.422.

1976/77 I QPR debuttano in una competizione europea per la prima volta. È la Coppa UEFA. Viene eliminata dai greci dell’AEK Atene ai quarti di finale. Stan Bowles è il capocannoniere della Coppa UEFA. In campionato si classifica 14a. In League Cup è eliminata dall’Aston Villa in semifinale.

1977/78 - Sexton va al Manchester Utd e viene sostituito da Frank Sibley. Thomas, Masson, Webb e Leach se ne vanno, Paul Goddard firma per i QPR. In campionato si classifica 19a.

1978/79 Sibley si dimette, sostituito temporaneamente da Alec Stock, prima che subentri Steve Burtenshaw. Firmano per i QPR Clive Allen e Glen Roeder. Phil Parkes è venduto al West Ham per 550.000 sterline (un record per un portiere). In campionato si classifica 20° e retrocede. Steve Burtenshaw è sostituito da Tommy Docherty.

1979/80 Firmano per i QPR Tony Currie, Bob Hazaell, Steve Wicks, Chris Woods e Gary Micklewithe. Francis, Hollis e Bowles vengono ceduti. La promozione è mancata di una posizione.

1980/81 Clive Allen viene ceduto all’Arsenal per la cifra record di 1 milione e 150.000 sterline. Goddard passa al West Ham. Docherty sostituisce Venables. In campionato la squadra si classifica 8a.

1981/82 In campionato si classifica 5a. Arriva in finale di FA Cup dopo aver battuto in semifinale il West Ham per 1-0. La prima finale, contro gli Spurs, termina 1-1 con gol di Terry Fenwick allo scadere. Si ripete la finale che termina 1-0 con gol vittoria per gli Spurs di Glen Hoddle su rigore (leggi ancora QUI).

1982/83 Campioni della Div. II con ben 10 punti di vantaggio sui secondi classificati (Wolves). John Gregory (foto) debutta nella nazionale inglese.

1983-1996In Div. I, (oggi Premier League) per tredici anni consecutivi. È il record di permaneza in Premier del QPR. Mediamente attorno al 10° posto.

1983/84 Firma per i QPR Mike Fillery. Vengono ceduti Hazell, Currie e Roeder. In campionato finisce al 5° posto e si qualifica per la coppa UEFA. Venables rifiuta di tornare e sceglie di andare ad allenare il Barcellona.

1984/85 Alan Mullery assume la direzione. Vengono ingaggiati Gary Bannister, John Byrne, Robbie James e Michael Robinson. Fenwick e Clive Allen debuttano in nazionale. Eliminati al secondo turno di Coppa Uefa, dopo aver perso per 6-2 contro il Partizan Belgrado. Mulley viene sostituito da Frank Sibley e i QPR finiscono ad un punto dalla retrocessione.

1985/86 Jim Smith assume la carica di Manager. Vengono ingaggiati Leroy Rosenoir e Clive Walker. In campionato si classifica 16a. Raggiunge la finale di League Cup (ribattezzata nel frattempo Milk Cup), sconfiggendo, nei quarti di finale, il Chelsea con un tiro da oltre 50 yard di Robinson. In semifinale elimina il Liverpool. In finale sarà sconfitta per 3-0 dall’Oxford United. Il difensore Terry Fenwick viene convocato dall’Inghilterra per i mondiali del Messico.

1986/87 Vengono ingaggiati David Seaman (foto), Sammy Lee e Les Ferdinand. Jim Gregory, lo storico e amato presidente, vende il club a Marler Esates. Con Gregory, i QPR sono passati dalla 3a divisione alla 1a divisione e, sempre grazie a lui, è stato completato il moderno stadio di Loftus Road.

David Bulstrode assume la direzione del club dopo la sollevazione dei tifosi a seguito del progetto di Marler di fondere assieme QPR e Fulham e dare origine ad una nuova squadra chiamata "Fulham Park Rangers"…

Nasce il LSA (Loyal Supporters Association), un club indipendente di tifosi. In campionato finisce al 16° posto.

1987/88 Vengono ingaggiati Mark Dennis, Paul Parker, Kevin Brock, Danny Maddix, Mark Falco e Trevor Francis. Finisce il campionato al 5° posto, ma non andrà in Coppa UEFA a causa della esclusione delle squadre inglesi decisa dopo i tragici fatti dell’Heysel. Gary Bannister, uno dei gioatori piu’ amati della squadra, viene ceduto.

1988/89 Vengono ingaggiati Ossie Ardiles, Simon Barker e Mark Stein. David Bulstrode muore e viene sostituito nella carica di presidente dal 24enne Richard Thompson. Smith passa al Newcastle. Shreeve diventa manager della squadra in attesa che l’incarico passi a Trevor Francis. Francis, una volta subentrato, mette sotto contratto Spackman, Andy Gray, Peter Raid, Colin Clarke e Andy Sinton. I QPR vengono sconfitti 5-2 nei quarti di finale di League Cup dal Notthingam Forest, in campioanto termina al 9° posto.

1989/90 Kenny Sanson e David Bardsley acquistano il club. Ray Wilkins, Roy Wegerle e Dominic Iorfa sono i nuovi arrivi. Dominic "Big Dom" Iorfa, nazionale nigeriano, inizialmente non riesce neppure a capire le regole del fuorigioco… Don Howe è il nuovo manager. In campionato finisce 11a. Nei quarti di finale di FA Cup viene eliminata dal Liverpool. David Seaman passa all’Arsenal per 1.300.000 sterline. Paul Parker viene convocato dall’Inghilterra per la Coppa del Mondo.

1990/91 Vengono ingaggiati Jan Stejskal, portiere della nazionale cecoslovacca, Clive Wilson e Andy Impey. Gould passa al WBA. 12i in campionato.

1991/92 Don Howe viene sostituito da Gerry Francis nel ruolo di manager. Ingaggiati Dennis Bailey e Ian Holloway. I QPR battono il Manchester Utd all’Old Trafford per la prima volta nella loro storia. Protagonista della vittoria per 4-1 è Dennis Bailey. Wegerle è ceduto al Blackburn per un milione di sterline. I QPR concludono una lunga striscia di imbattibilità sconfiggendo il Man City per 4-0 e i campioni del Leeds per 4-1. Finisce 11°.

1992/93 I QPR sono uno dei 22 membri fondatori della neonata FA Premier League (ex Div. I). Il primo "Monday Night Live" trasmesso da Sky è la partita tra Man. City e QPR. David Bardsley e Les Ferdinald debuttano con la nazionale Inglese. Viene ingaggiato Devon "Bruno" White. Tony Roberts viene convocato per la prima volta dalla nazionale del Galles. In campionato si classifica 5a, con Les Ferdinand (foto) che è il primo giocatore del club a realizzare 20 gol dai tempi di Gary Bannister.

1993/94 Andy Sinton passa allo Sheffild Wed. Viene ingaggiato Trevor Sinclair. In campionato finisce al 9° posto. Ferdinand segna ancora 20 reti.

1994/95 Francis si dimette in segno di protesta nei confronti del presidente Richard Thompson e delle sue decisioni in sede di campagna acquisti (pochi) e cessioni (molte). Al suo posto viene ingaggiato Ray Wilkins. Si Dimette anche Thompson e nomina Peter Ellis a suo successore. Con Wilkins i QPR raggiungono i quarti di finale di FA Cup dove sono sconfitti per 2-0 dal Man Utd davanti a 7.000 tifosi giunti da Londra per sostenere la squadra. Les Ferdinand viene ceduto al Newcastle per la cifra record (per il club) di 6 milioni di sterline.

1995/96 Clive Wilson passa agli Spurs. Hateley viene ingaggiato per la cifra di 1,5 milioni di sterline (club record). Dopo tredici anni di permanenza nella massima divisione, i QPR retrocedono, classificandosi 19i. La mala gestione di Thompson (pochi investimenti, molte cessioni) costa cara ai QPR…

1996/97 Richard Thompson vende a Chris Wright (boss della Chrysalis) per £10m e passa ad occuparsi del Leeds. Wright dà il via alla piu’ grande rivoluzione in seno ai QPR dai tempi di Jim Gregory. Viene dato il via ad una serie di operazioni finanziare che daranno, tra l’altro, per la prima volta, la possibilità ai tifosi dei QPR di diventarne piccoli azionisti.

Ray Wilkins lascia il club dopo cinque gare, seguito, dopo poco, da Frank Sibely e Billy Bonds. Come manager viene nominato Stewart Houston. Houston si porta dietro dall’Arsenal Bruce Rioch in qualità di Assistant Manager. Le prestazioni della squadra crollano prima che Houston riesca a prendere le adeguate contromisure.

Dopo due mesi viene ingaggiato John Spencer, nazionale scozzese, dal Chelsea, e ritorna al club Kavin Peacock.

I risultati migliorano e i QPR arrivano in zona play-off.

In FA Cup i QPR vengono eliminati dal Wimbledon per 2-1 al 6° turno. 15.000 tifosi del QPR seguiranno questa partita dagli spalti del Selhurst Park.

Nonostante un buon finale di stagione (7 vittorie negli ultimi 10 incontri) i QPR arrivano al 9° posto in classifica, fallendo l’accesso ai play-off. Steve Morrow passa all’Arsenal per 500.000 sterline.

Alla fine della stagione Danny Dichio lascia il club. E’ il primo giocatore dei QPR ad avvalersi della "legge Bosman" e si svincola dal club approdando alla Sampdoria, in Italia. Andy Impey è ceduto al West Ham per 1,4 milioni di sterline.

Momento buio per gli azionisti del QPR (possessori delle azioni della "Loftus Rd PLC"): il titolo crolla da 1,20 pound a 50 centesimi a causa delle speculazioni borsistiche dovute alle notizie riguardanti il flop della pay-per-view.1997/98 – Il prato del Loftus Road viene sostituito con un prato più resistente, composto al 5% di plastica. Decisione necessaria per aiutare il prato a sostenere le partite di calcio e di rugby che regolarmente ci vengono giocate.

Stuart Houston viene licenziato e sostituito da Ray Harford. I Rangers arrivano al settimo posto in classifica. Vinnie Jones viene nominato Assistant Manager. Se ne andrà dopo un anno.

1998/99 Il manager Ray Harford si dimette e viene sostituito da Gerry Francis. I QPR finiscono la stagione con una vittoria per 6-0 ai danni del Crystal Palace. Nonostante un limitato budget, Francis riesce a mantenere i QPR al centro classifica e il nuovo millennio si presenta pieno di speranze e fiducia…

1999-00 I programmi sono ambiziosi: vengono ingaggiati Chris Kiwomya, Stuart Wardley, Ian Baraclough, Matthew Rosa, Jermaine Darlington e il giovane e promettente Richard Langley. I fans sono convinti di andare incontro ad un’annata storica, Francis spera di riportare i Rangers agli antichi splendori. Non sarà così…

2000-01 "annus horribilis". Uno dei peggiori momenti nella storia del club (leggi anche QUI). Nonostante un buon inizio di stagione, i QPR sono tagliati fuori dai play-off. I risultati peggiorano e a Natale si sfiora ormai la parte bassa della classifica. Dopo la sconfitta per 2-0 contro il Fulham i tifosi contestano pesantemente il presidente Chris Wright. A seguito di questa contestazione Wright si dimette. A Febbraio, dopo la sconfitta per 5-0 a Preston, Gerry Francis si dimette dal ruolo di Manager. Ian Holloways, ex giocatore dei Rangers, viene chiamato a sostituire Francis con la speranza di salvare il club dalla retrocessione. I Rangers, però, vincono solo una delle restanti tredici partite e, per la prima volta dal 1967 retrocedono in Division Two, la vecchia 3rd division…

Il lavoro di Halloways non è certo reso agevole da Chris Wright, che mette i QPR in amministrazione controllata e poi mette sul mercato la società…

I Rangers affrontano coraggiosamente la bancarotta ed arrivano le prime proposte per salvare il club. Si parla di una fusione con il Wimbledon ma i tifosi non ne vogliono sentir parlare.

Allora i tifosi decidono di fondare il "QPR 1st – The Queens Park Rangers Supporter Trust": un club dei tifosi, disposto anche ad investire denaro nel club, a patto che la loro opinione sia tenuta in adeguato rispetto.

2001/02 La nuova stagione inizia senza 16 giocatori, svincolati e con una squadra messa in piedi nel miglior modo possibile da Holloway. Nonostante tutto, quando tutti prevedevano l’ennesima retrocessione, la squadra riesce a concludere dignitosamente il campionato, finendo nella parte alta della classifica.

Finisce l’amministrazione controllata e Chris Wright lascia il club sostituito, nel ruolo di presidente da Nick Blackburn.

2002/03 La stagione 02/03 inizia con molto ottimismo. Ancora una volta Holloway riesce a fare miracoli con una squadra poco attrezzata e raggiunge i play-off grazie ai gol di Kevin Gallen e Paul Furlong.

E’ proprio un gol di Furlong (foto) a dare la vittoria ai QPR in un drammatico match contro il Cardiff, nella gara di andata della finale dei play-off. Finale a cui i QPR erano giunti dopo aver eliminato l’Oldham in semifinale. Ma la favola ha un finale amaro: nella seconda finale, un gol di Andy Campbell a pochi minuti dal termine dell’incontro, regala la vittoria e la promozione al Cardiff. Per i QPR ci sarà un nuovo anno in Div. II.

2003/04 The R’s r up! Al termine di una stgione passata sempre ai primi posti della classifica, i QPR ottengono la promozione in First Division grazie al secondo posto finale in classifica. Martin Rowlands, Gareth Ainsworth, Jamie Cureton, Thorpe tony, Richard Edghill, Arthur Gnohere, Richard Johnson e Gino Padula (foto) sono i principali artefici di questa promozione. In tutta la stagione i "Superhoops"perdono solo sette incontri, il minor numero di sconfitte tra tutte le squadre del campionato, ma i troppi pareggi nel finale di stagione costringono la squadra a centrare la vittoria all’ultima giornata a Hillsbrough. Grazie a quest’ultima vittoria la promozione è certa, alle spalle dei campioni del Plymouth.

               

2004/07 la First Division viene ribattezzata "The Championship" all’inizio della stagione 2004/05. L’italiano ‘chairman’ dei QPR, Gianni Paladini, promette grandi risultati ma non riesce a trovare i soci necessari per quella iniezione di fondi necessaria ad allestire una squadra che possa puntare alla Premier League.

Arrivano in società vari soci, tra cui Dunga, il famoso ex giocatore della Selecao brasiliana, ma nessuno con la possibilità di ingenti investimenti. La squadra si salva al termine di ogni stagione senza eccessivi problemi, ma i tifosi chiedono di più e a farne le spese è anche Paladini in persona, vittima di un attentato il 13 agosto 2005.

Urge una nuova proprietà per rilanciare la squadra.

2007/08 Sportivamente l’anno comincia male, con i QPR in piena bagarre retrocessione, ma ci sono grosse novità societarie.

Flavio Briatore, Bernie Ecclestone e Alejandro Agag, seguiti successivamente dal miliardario indiano Lakshmi Mittal, entrano nella società ed ecco l’auspicata ‘iniezione di soldi’ necessaria alla squadra.

Dopo un inizio di campionato molto brutto, anche a causa delle incertezze sul destino della società, la squadra, affidata all'allenatore italiano Luigi De Canio, si riprende e grazie anche alle iniezioni del mercato di gennaio (Patrick Agyemang, il riscatto di Akos Buzsaky, Damien Delaney, Gavin Mahon, Matthew Connolly e Hogan Ephraim) finisce il campionato al 14o posto con la salvezza raggiunta di fatto almeno un mese prima della fine del torneo.

La stagione si conclude con l'addio inaspettato di De Canio e l'ingaggio di Iain Dowie come nuovo allenatore e con la presentazione del nuovo crest sociale (nella foto, da sinistra a destra: Stan Bowles, Gerry Francis, Lakshmi Mittal, Flavio Briatore, Les Ferdinand, Paul Parker e Amit Bhatia posano davanti al nuovo crest presentato ufficialmente il 4 maggio 2008).

 

 

postato da: WallyWest alle ore 20:44 | link | commenti (4)
categorie: la storia